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Barile, soffietto o cavallo? Come rianimavano i nostri antenati.

Le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) come le conosciamo e insegniamo oggi sono nate solo nel 1960. Ma prima di allora? Come cercavano di rianimare i nostri antenati? Pare che si fossero inventati alcuni metodi davvero stravaganti.

Fino al XVIII secolo, le tecniche più usate prevedevano di:

  • stimolare la persona “fisicamente”: in altre parole, urlarle contro e colpirla con schiaffi o persino bastoni o fruste;
  • scaldarla: e non solo vicino ad un fuoco o immergendo la vittima nell’acqua calda! A volte si cospargevano ceneri o escrementi di animali. Altre volte un “volontario” si sdraiava di fianco alla persona;
  • raffreddarla: l’esatto opposto al precedente metodo era popolare soprattutto in Russia, dove le vittime potevano essere ricoperte di ghiaccio, neve o acqua fredda… o semplicemente lasciate all’aperto;
  • farle inalare forzatamente il fumo di una pipa;
  • usare un soffietto, uno di quelli per alimentare il fuoco del camino, inserendolo nella bocca della persona per cercare di fare entrare e uscire l’aria.

Una tecnica molto usata nel ‘700, soprattutto per le persone annegate, era quella della “RCP inversa”, che prevedeva di appendere a testa in giù la persona da rianimare. Pare che questo metodo fosse già praticato dagli antichi egizi più di 4 millenni fa e, almeno per gli annegati, talvolta funzionasse.

Ancora nel ‘700, ecco un’altra proposta: il metodo del barile. La vittima veniva adagiata prona su un barile, tenuta per i piedi dal soccorritore, che faceva poi rotolare un po’ avanti e un po’ indietro il barile stesso. Effettivamente questo movimento permetteva di comprimere il torace e forzare il passaggio dell’aria dentro e fuori dal torace, tanto che questa tecnica può quasi essere considerata precorritrice delle attuali manovre di RCP.

Nel secolo successivo è stato poi praticato il “metodo del cavallo”, per alcuni aspetti simile a quello del barile: la vittima veniva messa a pancia in giù sulla groppa di un cavallo al trotto, cercando di ottenere dei movimenti di aria nel torace con le compressioni dovute agli sbalzi dell’animale.

Nell’800 in particolare si capì davvero che la compressione del torace doveva avere un ruolo importante ed era meglio esercitarla con la vittima sdraiata in posizione supina: o manualmente (tecnica di Leroy) o con un indumento avvolto attorno al torace e tirato da parti opposte (metodo di Dalrymple).

Queste ultime e alcune loro varianti vennero utilizzate per più di un secolo, fino alla descrizione delle tecniche attuali: la respirazione bocca a bocca (1958) e, soprattutto, le compressioni toraciche (1960), decisamente più efficaci delle tecniche antiche. Non vi servono barili, cavalli, bastoni, fuoco o neve: un pavimento e le vostre mani sono tutto ciò di cui avete bisogno per una buona rianimazione cardio-polmonare!

Fonti e alcune immagini da:

http://news.heart.org/cpr-through-history/
https://infouci.org/2012/12/08/history-of-the-cpr-part-one/
http://mentalfloss.com/article/57977/10-weird-resuscitation-techniques-200-years-ago

 

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